Celestino Rosatelli nacque l’8 aprile 1885 a Belmonte Sabino, a nove chilometri da Rieti, da Bernardino e Apollonia Santini. Nonostante le modeste condizioni economiche della famiglia, il formidabile talento matematico subito rivelato, convinse la famiglia a mantenerlo negli studi, anche vendendo il piccolo podere familiare.

Durante la frequenza della scuola industriale di Roma, il suo rendimento scolastico fu tale da meritargli una borsa di studio di 500 lire annue, a cui il ragazzo aggiunse lezioni private di matematica. Con questi sistemi Rosatelli si mantenne anche durante la Scuola di ingegneria di Roma, dove conseguì la laurea il 31 ottobre del 1910, presentando una tesi intitolata Progetto di un viadotto in ferro. Nel 1911 frequentò il corso di teoria e costruzione dei dirigibili. Nel 1914 Rosatelli fu assegnato alla direzione tecnica dell’aviazione militare di Torino con il grado di sottotenente.

Il suo primo impegno progettuale di un certo rilievo fu lo SVA, biplano veloce da caccia concepito da Umberto Savoia e Rodolfo Verduzio nel 1916 e costruito presso l’ansaldo a partire dal 1917. Come Verduzio ebbe poi a ricordare, Rosatelli fu inizialmente incaricato di dirigere il lavoro dei due disegnatori ma in verità l’opera di Rosatelli fu più completa perché, intuito il progetto originale, lo tracciò in forma costruttiva. A questo proposito si suole attribuire al tecnico Reatino l’introduzione dei montanti interalari a W, poi divenuti cifra progettuale dei biplani di Rosatelli.

Tra il dicembre del 1917 e il gennaio del 1918, Rosatelli partecipò alla commissione d’inchiesta formata sotto la presidenza Piccio per investigare i cedimenti strutturali in volo dei biplani SIA 7b. I primi progetti di Rosatelli per la FIAT furono il ricognitore R.2, destinato a rimpiazzare il SIA 7b, e il bombardiere veloce Bd, poi realizzato in ampia serie come BR e rimasto in servizio sino alla vigilia della seconda guerra mondiale attraverso le successive serie. Il BR dava prestazioni formidabili: il 21 maggio 1919 il collaudatore Francesco Brack-papa vi stabilì un primato di quota con tre passeggeri a bordo, seguito da un altro con carico di 1500 Kg. Tra gli aerei dimenticati di questo periodo vi è il FIAT R.700, un imponente apparecchio da corsa spinto da un A.14. Ponendo estrema cura in ogni dettaglio, Rosatelli realizzò la carenatura aerodinamica degli scarichi che dava loro l ‘aspetto di piccole ali delle quali, con caratteristico scrupolo, calcolò attentamente l’angolo d’incidenza. Troppo grande e pesante per ottenerne un caccia l’ R.700 non ebbe sviluppi ma rimane una splendida dimostrazione delle possibilità della tecnologia dell’epoca e delle capacità di rosatelli.

Secondo la testimonianza della figlia di Savoia, Rosatelli emanava grande simpatia umana e giovialità e fuori dal lavoro “amava scherzare bonariamente’’, tanto che “quando veniva a casa nostra a trovare mio padre, era una festa’’. Il rientro di Savoia coincise tra l’ altro con la consegna degli ultimi SVA 10 dell’aeronautica, dopo oltre un decennio di ininterrotta produzione.

Quando alla fine del 1922, l’aeronautica bandì alcuni concorsi per rinnovare la linea, per la caccia si trovarono a competere rielaborazioni di progetti del 1918 e macchine nuove. L’unico riprodotto in serie fu il fiat CR.1(Caccia Rosatelli 1) di Rosatelli, un biplano in legno con cellula sesquiplana invertita. Da questo primo successo derivò la famiglia dei CR, destinata a rimanere, attraverso modelli via via più perfezionati, la dotazione standard dei caccia italiani sino alla seconda guerra mondiale: nel 1935 nove gruppi di caccia su dieci erano dotati di CR.20, CR.30 e CR.32. Con il CR.20 Rosatelli era passato alle costruzioni metalliche, con longheroni scatolati a traliccio per le ali e fusoliere in tubi. Nacquero così i famosi ‘nodi’ rigorosamente centrati e scrupolosamente calcolati per tutte le contingenze che l‘acuta analisi teoretica di Rosatelli ipotizzava e individuava, ancora prima che le rilevasse l’esperienza. La costruzione di questi particolari era tanto accurata che a Torino si diceva che negli stabilimenti aeronautici “si mettono i ferri alle zampe delle mosche’’. il rivestimento, che non aveva funzioni portanti, era prevalentemente in tela. Il CR.20 è legato, soprattutto grazie al 1° stormo del t.col. Rino Corso Fougier, alla nascita dell’acrobazia collettiva in Italia ed alle manifestazioni aeree. Benché superati, i CR.20bis furono gli unici caccia impiegati nella guerra d’Etiopia. Se una costante dei ricordi [del CR.20 ] è la pericolosità, tuttavia le immagini cinematografiche che ci sono rimaste delle sue formazioni acrobatiche riportano ancora, oltre alla nostalgia, l’ammirazione. Nel 1930 la disponibilità del motore FIAT A.30RA da 600 CV indusse a pianificare la sostituzione del CR.20 con un aereo molto più avanzato. Rispetto al predecessore il CR.30 aveva linee più pulite, miglior manovrabilità, carrello più efficiente: trovò impiego limitato come caccia e molto maggiore come addestratore, anche biposto formando piloti da caccia fino all’armistizio: nel 1941 fu anzi rimesso in produzione presso la sussidiaria Novarese CANSA. Fu però con il successivo CR.32, un CR:30 pantografato per riproduzione, che Rosatelli raggiunse il compromesso ottimale tra pesi, potenza, prestazioni, manovrabilità. Prodotto in oltre 1200 esemplari, il ‘Chirri’ fu il dominatore dei cieli nella prima fase della guerra civile di Spagna. Altra celebrità derivò da ulteriori esibizioni acrobatiche, tra le quali è rimasta famosa la Tournee in sud America. A metà 1931 il settore aeronautico della FIAT venne articolandosi su due diversi uffici tecnici di aviazione, affidati rispettivamente a Rosatelli e il neo assunto Giuseppe Gabrielli. “Il mio ingresso a parità di grado non dovette certo avergli fatto piacere; […]’’.